Nel suo dialogo con Nicodèmo Gesù afferma la necessità di rinascere: «”In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Gli disse Nicodèmo: “Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”. Rispose Gesù: “In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio”» (Gv 3, 3-5). Anche noi, come possiamo rinascere a vita nuova? Come possiamo vivere la freschezza della fede quando i passi della nostra vita, e spesso anche della nostra fede, diventano stanchi e lenti? Gesù propone a Nicodèmo di rinascere “nello Spirito”, cioè con l’aiuto che viene da Dio e a partire dal cuore, dove abita lo Spirito di Dio.
Abbiamo anche noi bisogno di rinascere dall’alto. In verità l’abbiamo già fatto il giorno del nostro battesimo. Abbiamo bisogno, però, di interiorizzare ciò che ci è stato donato, farne esperienza, esserne pienamente consapevoli. Nascere a vita nuova vuol dire sapersi rinnovare continuamente, “senza paura del domani / senza paura dell’oggi / senza complessi del passato” (don Primo Mazzolari); conservando il passato come maestro di vita; vivendo il presente con intensità sempre nuova, nonostante il cammino sia faticoso e talvolta pieno di paure e di sofferenze; guardando con speranza al futuro per costruire la storia. Gianfranco Ravasi, nella rubrica “Il Mattutino” del quotidiano Avvenire del 28 settembre 2011, scriveva: «L’unica gioia al mondo è cominciare. È bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. E invece, una dozzina d’anni dopo, chi scriveva questa annotazione nel suo diario alla pagina del 23 novembre 1937 si toglieva la vita in un afoso agosto torinese del 1950. Sto parlando di Cesare Pavese e del suo Il mestiere di vivere, pubblicato postumo nel 1952. Eppure queste due frasi sono di una freschezza e di una vitalità straordinarie e sanno cogliere il midollo stesso del vivere. Sì, perché ogni alba che si schiude è un inizio analogo a quello del giorno in cui siamo usciti dalla notte del grembo materno e ci siamo avviati a percorrere la strada e l’avventura della vita» (https://www.avvenire.it/rubriche/il-mattutino/cominciare_88861). Talvolta ci è difficile percorrere la strada e vivere l’avventura dell’impegno missionario perché scoraggiati da delusioni e fatiche. Abbiamo bisogno di ravvivare in noi il fuoco della vita e della missione per rinnovare la responsabilità di donare Cristo all’umanità, essere suoi testimoni in ogni periferia sociale ed esistenziale, diventare un “Vangelo aperto”, perché il Vangelo non invecchia mai, ma fa «nuove tutte le cose» (Ap 21, 5). Ci consolano le parole del profeta Isaia: «Egli [Dio] dà forza allo stanco / e moltiplica il vigore allo spossato. / Anche i giovani faticano e si stancano, / gli adulti inciampano e cadono; / ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, / mettono ali come aquile, / corrono senza affannarsi, / camminano senza stancarsi» (Is 40, 29-31).
Dobbiamo prenderci cura della nostra fede, alimentarla e viverla per crescere e per essere, come discepoli missionari, «pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3, 15). Viviamo un continuo processo di formazione umana e spirituale e vorremmo che l’amore di Dio ci plasmasse sempre a vita nuova: «Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6, 4) così da poter affermare che «non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).
«Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno» (Pablo Neruda). Nascere non basta, non si nasce cristiani: lo si diventa, passo dopo passo e in un continuo nascere e rinascere, in un costante imparare, vivere, trasformarsi; in un’incessante formazione e crescita umana, intellettuale, affettiva, sociale, spirituale. Per noi discepoli missionari nascere ogni giorno significa prenderci cura di noi, saperci rinnovare nella nostra vita e nei nostri impegni di missione, con forze rinnovate per far fiorire la presenza di Dio in un mondo con sfide sempre nuove: oggi, nel presente di questo nostro tempo.
«Vivere è un processo di continua rinascita. Per molti di noi, la tragedia sta nel fatto che moriamo prima ancora di esser nati del tutto» (Erich Fromm, L’arte di amare).
«Se una persona non rinasce, la sua vita resterà come un foglio bianco nel libro dell’esistenza»
(Khalil Gibran, La città benedetta).
«Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno» (Antonio Gramsci, “Odio il capodanno“, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole, 1 gennaio 1916).
«Ogni giorno è un tentativo di rinascere» (Pablo Neruda, Memorial de Isla Negra).
Flavio Facchin omi