Abc MISSIONE … Q come Quotidiano

I giorni di festa sono belli e li attendiamo con gioia e trepidazione; sono belle anche le attese delle feste o degli eventi importanti (Cfr. Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi); però, sono importanti anche i giorni feriali perché viviamo nel quotidiano e anche i momenti di festa o le attese degli eventi vengono preparati nel quotidiano. Siamo immersi nella quotidianità e per questo non ci rendiamo conto della sua importanza e di quanto operi nella nostra vita: «Vivendo non ci vediamo vivere» (Ernst Bloch, Spirito dell’utopia, p. 13). Mi piace il tempo feriale perché è tempo semplice da vivere (“tempus fugit”, quindi è da vivere intensamente!) e perché in esso si preparano e si costruiscono gli eventi ordinari e anche quelli straordinari della vita. È prezioso questo tempo, che costituisce la maggior parte del nostro tempo. E allora, talvolta è importante fermarci e pensare alla nostra vita quotidiana, fermarci per riflettere sui suoi ritmi, le sue azioni, le sue attività. Abbiamo coscienza del nostro tempo quotidiano? Le cose di ogni giorno parlano di quel che siamo; forse ci dobbiamo chiedere: com’è la qualità della nostra vita nel quotidiano? Certo, il quotidiano è fatto di abitudini, di ripetizioni, di routine e anche di noia; ma anche di gioia, di pazienza, di perseveranza, di fedeltà, di ricordi, di speranze, di sogni. A noi, discepoli missionari del Signore, questo tempo cosa dice e come lo viviamo? 

Anche Gesù ha vissuto l’ordinarietà dei giorni: in un determinato luogo e in una determinata cultura ha pregato Dio Padre, ha lavorato, ha percorso strade, ha partecipato a banchetti, ha avuto amici, ha osservato il pescatore e il contadino, ha visto i gigli del campo e… ha annunciato il Regno di Dio. Nel suo quotidiano Gesù è stato Vangelo: il suo vivere quotidiano parlava di Dio e annunciava Dio vivendo nel quotidiano. 

Vorrei anch’io vivere ogni giorno «come se fosse l’ultimo, e vivere però nella fede e nella responsabilità come se ci fosse ancora molto futuro davanti a noi» (Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, p. 72). Come fare? Propongo un paio di linee operative. Prima di tutto ritengo importante saper accogliere ogni nuovo giorno con un rendimento di grazie per il tempo che ci viene donato, per saper abitare in questo nostro tempo, per viverlo interiormente con le ricchezze che ci offre, anche con le delusioni e i momenti difficili perché questi spesso ci aiutano a crescere come persone e come discepoli missionari, con la consapevolezza che ogni attimo fa già parte dell’eternità di Dio. Il tempo è un tempio dove Dio è presente in ogni attimo, in ogni pensiero, azione, attività. In secondo luogo, mi sembra necessario saper vivere in una dimensione spirituale di vigilanza, intesa come «atteggiamento di tensione interiore per discernere la presenza del Signore… la persona vigilante è lucida, critica, temperante, presente a se stessa e agli altri, a tutto ciò che vive» (Luciano Manicardi, “La spiritualità del quotidiano. Per una spiritualità del quotidiano”, Orientamenti Pastorali, 5/2023, pp. 27-36). Vigilanza è un atteggiamento che comporta attenzioni a Dio (tempi di preghiera, ascolto della Parola, celebrazioni eucaristiche) e di attenzioni a noi stessi per prenderci cura di noi. Vigilanza è anche avere attenzione al nostro essere missionari, a incontrare fratelli e sorelle con cui condividere momenti di vita o anche per donare tempo a chi ha bisogno di una parola, di un sorriso, di un po’ di tempo per confidarsi o sfogarsi.

«Insegnaci a contare i nostri giorni / e giungeremo alla sapienza del cuore» (Sal 90, 12). Il tempo…  C’è il tempo presente (kairos), l’unico che abbiamo nelle nostre mani e che continuamente ci sfugge e che ci chiama alla vigilanza. C’è il tempo ciclico, che ci invita ad assaporare la bellezza delle ore del giorno e il ritmo delle stagioni dell’anno e della vita. C’è il tempo per l’otium (cioè il tempo personale, di riposo, di riflessione, di quiete, di pace per il proprio benessere; quindi molto di più della semplice inattività) per la cura di sé e della propria vita interiore, e c’è il tempo per il negotium, per l’impegno lavorativo, politico e sociale, missionario. C’è il tempo di Dio e il tempo per Dio: tempo che ci rimette in relazione con la sorgente della nostra fede, tempo di gratuità e di dono, tempo che dà senso a tutti gli altri giorni e che si dilata nella gioia della presenza di Dio. Il mio tempo quotidiano può essere un tempio di Dio! «Benedirò il Signore in ogni tempo» (Sal 34, 2).

«Dov’è la Vita che abbiamo perduto»? (Thomas S. Eliot, La Roccia. Un libro di parole, Ed. Biblioteca di via Senato, Milano 2004, p. 27).

«Alla fine, ciò che conta non sono gli anni della tua vita, ma la vita che metti in quegli anni» (Abraham Lincoln).

«Ieri è passato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo l’oggi: cominciamo» (Santa Teresa di Calcutta).

«È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante» (Antoine de Saint-Exupéry, Il Piccolo Principe).

Prenditi tempo per pensare,
perché questa è la vera forza dell’uomo.

Prenditi tempo per leggere,
perché questa è la vera base della saggezza.

Prenditi tempo per pregare,
perché questo è il maggior potere sulla terra.

Prenditi tempo per ridere,
perché il riso è la musica dell’anima.

Prenditi tempo per perdonare,
perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.

Prenditi tempo per amare ed essere amato,
è il privilegio dato da Dio.

Prenditi tempo per essere amabile,
questo è il cammino della felicità.

Prenditi tempo per vivere!

(Pablo Neruda)

A cura di Flavio Facchin omi