In lingua greca le parole “fratello” e “sorella” significano “dallo stesso grembo” (a-delphos / a-delphë): fratelli e sorelle sono uniti dal fatto di provenire dallo stesso grembo materno. È bellissimo. Perché non pensare che tutti noi, l’umanità fatta di donne e di uomini, proveniamo dal grembo materno di Dio?Questo ci rende tutti fratelli e sorelle, ciascuno con le proprie ricchezze umane, culturali e spirituali, in una splendida varietà e convivialità delle differenze. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3, 33-35). Per Gesù i rapporti di sangue non sono necessariamente i più importanti: ci possono essere relazioni di fraternità fondate su un’amicizia, sul vivere lo spirito del Vangelo con altri cristiani, sull’appartenenza a una comunità, a un gruppo, a un’associazione, a una parrocchia, alla Chiesa.
La fraternità si vive e si realizza nell’accoglienza vicendevole (Rm 15, 7), nella condivisione (2 Cor 8, 9), nel rispetto reciproco (1 Cor 8, 13), nel superamento dei contrasti (Gal 5, 15). La fraternità è aperta a tutti ed è il segno distintivo delle comunità cristiane. La Chiesa ha come vocazione la fraternità ed è chiamata a essere fraternità, anche se talvolta abita in noi quel «Sono forse io il custode di mio fratello?». Come poter vivere il nostro essere discepoli missionari se non in relazione con gli altri? «Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (Francesco, Fratelli Tutti, 8).
Operare per la fraternità è impegno di missione. Ci sono degli ambiti della vita sociale nei quali è importante lavorare per la fraternità: la politica, la giustizia, l’economia, la solidarietà, il bene comune, l’ecologia. Anche nel nostro quotidiano è importante operare per la fraternità e proporre una presenza di Dio, perché dove c’è Dio c’è interesse e passione per l’uomo.
Noi crediamo e testimoniamo che Dio è presente nella storia e che ogni uomo merita la nostra attenzione: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede… chi ama Dio, ami anche suo fratello» (1 Gv 4, 20-21). Vogliamo essere tessitori di fraternità. In fin dei conti si tratta di contribuire alla missione stessa di Gesù: essere tutti fratelli. Tessere relazioni di fraternità è impegnativo, ma è stupendo sentirci chiamati a coltivare il sogno della fraternità perché ci fa entrare in una dinamica di collaborazione con la missione di Dio, alimenta la profezia di un mondo nuovo, di relazioni nuove, di un modo vero e bello di vivere come fratelli. Tessitori di fraternità: che entusiasmante campo di missione da percorrere! Operare nei cantieri dell’umanità, nei cantieri della missione, nei cantieri dell’incontro fra di noi.
«Ecco, come è bello e come è dolce / che i fratelli vivano insieme… / Perché là il Signore manda la benedizione, / la vita per sempre» (Salmo 133, 1. 3).
«Ogni persona è degna della nostra dedizione… perché è opera di Dio… ciascuno è immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione… se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita» (Francesco, Evangelii Gaudium, 274).
«La Chiesa è chiamata a essere “fraternità” perché è il suo nome proprio, la sua essenza: la Chiesa, o è una fraternità oppure non è Chiesa di Cristo!» (Enzo Bianchi, in https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2019/07/enzo-bianchi-la-fraternita-nuova.html/).
«Dove passa Gesù, fiorisce un sogno di maternità, paternità, sorellanza e fraternità nel quale ci invita a entrare. Un sogno che forse abbiamo spezzato mille volte, ma di cui non ci è concesso stancarci». (Cfr. Ermes Ronchi, in https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2024/06/commenti-vangelo-9-giugno-2024).
Flavio Facchin omi