Abc MISSIONE… D come Dialogo

In lingua greca il termine dialogo è composto da dià (“attraverso”) e logos (“discorso”) e indica il confronto tra due o più persone su argomenti, idee, problemi… Oggi più che mai il dialogo è necessario se si vuole che ci siano apertura e collaborazione fra le persone, i popoli, gli Stati e le religioni. Il Vangelo stesso invita all’incontro, all’ascolto, al riconoscimento della dignità di ogni uomo e di ogni donna. Gesù dialogava spesso con persone anche straniere. Il dialogo è “la via” per vivere nel rispetto vicendevole. Affinché la fratellanza umana potesse abbracciare tutti gli uomini, Papa Francesco invitava a promuovere «la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio» (Francesco, Lett. Enc. Fratelli Tutti, 285). Il dialogo è fatto di incontro e di conoscenza reciproca ed è la strada per costruire la convivenza fra di noi e fra i popoli superando i pregiudizi e la paura dell’altro.

Attraverso l’incontro e la conoscenza reciproca il dialogo può portare molti frutti. Essere costruttori di incontri, favorendo una cultura dell’accoglienza, una cultura della prossimità, una cultura della cura reciproca, una cultura del dialogo: questi saranno il nostro impegno e la nostra missione. 

Cercheremo di dialogare incessantemente e il dialogo sarà il nostro stile di vita«Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo “dialogare”. Per incontrarci e aiutarci a vicenda abbiamo bisogno di dialogare. Non c’è bisogno di dire a che serve il dialogo. Mi basta pensare che cosa sarebbe il mondo senza il dialogo paziente di tante persone generose che hanno tenuto unite famiglie e comunità. Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto» (Francesco, Lett. Enc. Fratelli tutti, 198).

Farsi prossimo e instaurare relazioni sincere fa parte delle sfide missionarie del nostro tempo. Tessere relazioni significa vivere ogni incontro come un’opportunità di dialogo, di conoscenza e di fraternità, avendo cura dell’altro, con tutto il bene che possiamo dare e ricevere. Le relazioni, quando sono autentiche, sono fatte di attenzioni, di stima, di comprensione; hanno bisogno della parola e dell’ascolto, della conoscenza delle reciproche affinità e diversità, necessitano del confronto delle opinioni nel mutuo rispetto. La vita è fatta di interdipendenze reciproche: non possiamo vivere da soli, viviamo di relazioni. Siamo gli uni nelle mani degli altri, dobbiamo affidarci gli uni agli altri. Abbiamo bisogno di artigiani del dialogo, di operatori di pace, di costruttori di ponti, di incontri, di relazioni. Il dialogo, spesso paziente e coraggioso, non fa notizia, ma aiuta a sperare in un avvenire migliore e a costruirlo. 

«L’autentico dialogo sociale presuppone la capacità di rispettare il punto di vista dell’altro, accettando la possibilità che contenga delle convinzioni o degli interessi legittimi. A partire dalla sua identità, l’altro ha qualcosa da dare ed è auspicabile che approfondisca ed esponga la sua posizione perché il dibattito pubblico sia ancora più completo» (Francesco, Lett. Enc. Fratelli tutti, 203).  

«Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media» (Francesco, Lett. Enc. Fratelli tutti, 199).

«La prima condizione perché il dialogo sia possibile è il rispetto reciproco, che implica il dovere di comprendere lealmente ciò che l’altro dice» (Norberto Bobbio, “Il mestiere di vivere, il mestiere di insegnare, il mestiere di scrivere”, colloquio con Pietro Polito, Nuova Antologia, 1999).

«La vita per sua natura è dialogica. Vivere significa partecipare a un dialogo: interrogare, ascoltare, rispondere, consentire…» (Michail Michajlovič Bachtin, L’autore e l’eroe. Teoria letteraria e scienze umane, Torino, Einaudi, 1988, p. 331).

Flavio Facchin omi