Viaggio missionario in Sahara

Quest’anno il viaggio missionario ha avuto come meta la missione del Sahara Occidentale, nel Sud del Marocco. Siamo stati tutti super felici di scoprire un volto diverso di missione, fatto di presenza di Missionari Oblati in un Paese a quasi totalità di musulmani, uomini e donne di un’altra fede ma accoglienti come non ce lo saremmo aspettati. I momenti di dialogo, di preghiera e qualche cena insieme, ci hanno offerto un volto buono dell’Islam. Inoltre, abbiamo scoperto la rotta atlantica dei migranti che passano da questo Paese per raggiungere le isole Canarie, quindi la Spagna e l’Europa. Quanto lavoro da parte della Caritas delle nostre due missioni, a Dakhla e a Laayoune, per offrire accoglienza e speranza ai migranti che riescono a raggiungere il Sahara Marocco; quanta tristezza, però, nel venire a conoscenza di quante vite si perdono nelle acque dell’oceano Atlantico nel tentativo di raggiungere questo Paese.

Vorrei spendere qualche parola per i nostri missionari in Sahara. Innanzitutto, una parola sulla loro ospitalità, molto bella e sincera: ci hanno fatto sentire a casa, in un clima di amicizia e di famiglia. In seguito sulla loro disponibilità: forse non è stato sempre facile mettere a disposizione il loro tempo per accompagnarci nelle visite che avevano programmato per noi; in fin dei conti hanno le loro attività pastorali e sociali da portare avanti e probabilmente abbiamo creato dei ritardi sui loro impegni di lavoro. Ancora, l’organizzazione del tempo e delle attività per noi, penso in modo particolare alle condivisioni delle loro conoscenze dell’Islam e della realtà dei migranti, come pure il farci partecipi delle loro amicizie con la gente locale: ci hanno fatto conoscere la loro gente e il loro lavoro. Tutto questo ci ha fatto sentire partecipi della loro missione. Infine, il tempo di preghiera insieme: tutto il gruppo ha sempre partecipato ai momenti di preghiera come alla celebrazione dell’Eucarestia e questo mi sembra importante. Non è stato solo un viaggio di conoscenza della vita e del lavoro dei nostri missionari, dei loro impegni e della loro missione, ma anche un viaggio in cui poter stare con Dio. Tutti noi membri del viaggio abbiamo vissuto lo “stupore” di una realtà missionaria molto diversa da come è generalmente conosciuta la realtà delle missioni: il luogo e le persone fanno sì che questa missione sia basata sulle relazioni con gli uomini e le donne che il Signore affida ai nostri missionari, i pochi cristiani e i tanti musulmani. Come è emerso dall’incontro di condivisione dell’ultimo giorno, ognuno ha scoperto nuove realtà sull’Islam e sui migranti. Spesso con sorprese inaspettate…

Flavio Facchin omi