La vita è fatta di incontri. Ci sono quelli con Dio nella preghiera, nell’ascolto della Parola, nella condivisione del Pane di Vita; poi ci sono gli incontri con uomini e donne, giovani, ragazzi e bambini. Ci sono incontri che cambiano la vita, incontri abituali, incontri casuali, incontri che ci fanno riflettere e altri che non lasciano alcuna traccia.
Incontrare l’altro, ma come? Non basta una pausa veloce per poter dire di avere incontrato qualcuno: bisogna fermarsi, guardarlo, parlare, stare insieme. Le pagine della Scrittura sono un continuo incontro di Dio con il suo popolo. A Betlemme Gesù si è fatto incontro con l’umanità e la sua vita è stata un continuo susseguirsi di incontri. Per noi gli incontri sono occasioni favorevoli per portare Dio all’umanità. Dovremmo diventare esperti nell’arte dell’incontro, favorendo i momenti per ascoltarci, parlarci, raccontarci, conoscerci. Dovremmo coltivare il desiderio di vedere il volto dell’altro, di conoscere il suo nome, i suoi pensieri, le sue domande, le cose belle che porta in sé, le sue fatiche. In ogni incontro possiamo offrire qualcosa all’altro e l’altro può avere qualcosa da donare a noi.
L’incontro con l’altro è saper ascoltare. Per ascoltare bisogna dare del tempo. Non è facile ascoltare, nella famiglia come a scuola, nel lavoro e anche nella Chiesa. Ascoltare vuol dire farsi vicini a una persona, con i suoi problemi, le sue esigenze, le sue stanchezze, le sue conquiste e le sue gioie. È un ascolto che entra con delicatezza nella vita dell’altro, gli fa sentire la propria vicinanza e può anche portarlo, in qualche modo, a Dio. Una Chiesa che vuole incontrare l’uomo è una Chiesa che vuole stare con la gente, consapevole che l’incontro può aiutare l’uomo ad avvicinarsi a Dio. L’ascolto è fatto di attenzione, accoglienza, partecipazione, compassione. L’ascolto è una vera azione missionaria: attraverso l’ascolto noi manifestiamo che Gesù vuole farsi vicino e presente a tutti.
L’incontro con l’altro è saper tessere relazioni. Farsi prossimo e instaurare relazioni autentiche fa parte delle sfide missionarie del nostro tempo. Tessere relazioni significa vivere ogni incontro come un’opportunità di fraternità, avendo cura dell’altro. Le relazioni, per essere sincere, devono essere fatte di attenzione, di stima, di comprensione. Hanno bisogno della parola e dell’ascolto, della conoscenza delle reciproche affinità e diversità, di rapporti personali e del confronto delle opinioni nel mutuo rispetto. La vita è fatta di interdipendenze: non possiamo vivere da soli, viviamo di relazioni.
L’incontro con l’altro è conoscere per amare. In senso biblico “conoscere” vuol dire amare. Non finiremo mai di conoscere una persona o la gente con cui viviamo, come non finiremo mai di imparare ad amare i volti che incrociamo nella nostra vita. Per voler bene a una persona dobbiamo conoscerla così com’è, con le sue gioie e le sue difficoltà e – perché no? – anche con i suoi sogni. Ci basterebbe conoscere un po’ di più la gente per poter migliorare le relazioni fra di noi. Le persone si rendono conto che ci interessiamo a loro quando siamo loro vicini, quando le incontriamo nelle realtà di ogni giorno, quando le amiamo un po’ di più.
La nostra missione sarà quella di essere costruttori di incontri, favorendo una cultura dell’accoglienza, una cultura di prossimità, una cultura della cura reciproca, una cultura dell’incontro.
«Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita, sempre» (Francesco, Angelus, 23 marzo 2014).
«Il primo servizio che si deve agli altri consiste nel prestare loro ascolto» (Dietrich Bonhoeffer).
«Ogni incontro è un avvenimento che cambia la mia vita. Non mi lascia uguale a prima: perché quella persona, chiunque sia, se è incontrata davvero, non superficialmente, ma nell’ascolto e nell’accoglienza reciproca, mi regala qualcosa di sé, condivide con me la sua porzione di mondo, mi fa intravvedere un punto di vista che non conoscevo e che cambia anche il mio» (Ernesto Olivero).