Abc Missione… H come Hope

Hope, parola inglese entrata nel nostro vocabolario per dire speranza. Quante domande pone questa parola… In tempi difficili come i nostri è ancora possibile sperare? In un mondo gravato da tante preoccupazioni e fatiche, in una società che vive nella precarietà dell’oggi e nella continua incertezza del domani, in un tempo lacerato da conflitti, paure, inquietudini come si può coltivare la speranza? Come sperare quando anche la Chiesa sembra stanca e il gregge dei fedeli diventa sempre più piccolo? 

«La quercia disse al mandorlo: parlami di Dio. E il mandorlo fiorì» (Nikos Kazantzakis). Nonostante tutto viviamo guardando al futuro; infatti, come possiamo vivere senza speranza? E allora, cos’è la speranza? Per noi, battezzati e discepoli, cos’è o chi è la speranza? La Scrittura è impregnata di questa parola, a partire da Abramo, che «credette, saldo contro ogni speranza» (Rm 4, 18). Cos’è o chi è la speranza per noi battezzati? Per noi discepoli missionari la Speranza ha un volto, è il Signore«Sei tu, mio Signore, la mia speranza, / la mia fiducia» (Sal 71, 5). Come dice Sant’Agostino: «È solo la speranza che ci fa propriamente cristiani» (La città di Dio, 6, 9, 5).

In Gesù Cristo, che svela il volto di Dio come «Amore», Dio è il Dio della Speranza e noi dovremmo essere «pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi»  (Cfr. 1 Pt 3, 15). 

Il Signore, Dio, è la nostra speranza e noi siamo chiamati a esserne profeti. La speranza è anche il nostro modo di essere nella Chiesa e nel mondo, è il fondamento di ciò che crediamo; essa ci esorta ad essere suoi annunciatori e testimoni in tutte le periferie geografiche ed esistenziali. Nello stesso tempo «la speranza che portiamo in noi offre speranza alla nostra vita e al nostro impegno di discepoli missionari»  (Cfr. Atti Capitolo OMI 2022). 

La Chiesa ha la missione di offrire speranza. Seguendo il Signore siamo chiamati a portare il Vangelo della speranza, della gioia, della pace. Essere profeti di speranza significa saper leggere i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana della gente, imparare a riconoscere la speranza nei volti di uomini e donne che spesso riescono a viverla in situazioni difficili o di povertà. 

Papa Francesco ci invita a educarci alla speranza«Tutto nasce per fiorire in un’eterna primavera. Anche Dio ci ha fatto per fiorire. Ovunque tu sia, costruisci!… Opera la pace in mezzo agli uomini… Ama le persone… Gesù ci ha consegnato una luce che brilla nelle tenebre: difendila, proteggila. Quell’unico lume è la ricchezza più grande affidata alla tua vita… E soprattutto, sogna! Non avere paura di sognare… Sii responsabile di questo mondo e della vita di ogni uomo». (Francesco, Udienza generale, 20 settembre 2017). Verrebbe da dire: sogna, vivi, ama… per diffondere speranza con il tuo modo di ascoltare, accogliere, sorridere, dialogare, condividere, prenderti cura. «La speranza nostra non è solo ottimismo; è qualche altra cosa, di più! È come se i credenti fossero persone con un “pezzo di cielo” in più sopra la testa… accompagnati da una presenza» (Francesco, Udienza generale, 4 ottobre 2017). Siamo missionari di speranza, non per meriti nostri, ma grazie a Gesù, speranza che non delude. Per concludere, abbiamo utilizzato una parola inglese per il nostro alfabeto di missione, allora concludiamo con un augurio in questa lingua e con questa parola: “Be Hope!” (“Sii Speranza!”).

«Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia» (Khalil Gibran).

«La speranza vede l’invisibile, sente l’intangibile e realizza l’impossibile» (Helen Keller).

«Anche se avrò aiutato una sola persona a sperare non avrò vissuto invano» (Martin Luther King).

«Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare» (San Giovanni XXIII).

Flavio Facchin omi