Fratelli Tutti… Missione è tempo da donare

Siamo sempre di corsa e non abbiamo mai tempo. Ci siamo inventati macchine e computer, mezzi di trasporto e di comunicazione sempre più efficienti per risparmiare tempo, eppure siamo sempre di fretta e a corto di tempo: «non ho tempo!», «ho tante cose da fare, non so se trovo il tempo!». Talvolta la frase «non ho tempo» è una scusa per evitare qualcosa che non vogliamo fare, per scaricarci da qualche responsabilità o per ritardare incombenze che non ci piace affrontare. Altre volte capita che non ne facciamo buon uso. Già Seneca diceva che «è vero che abbiamo poco tempo, ma la verità è che ne perdiamo molto»

Il calendario sfoglia inesorabilmente i nostri giorni e ci rendiamo conto che il tempo è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Non siamo eterni su questa terra e di fronte al tempo siamo tutti uguali: passa per tutti! Lo scorrere del tempo ci mette di fronte alla nostra precarietà. Allora vorremmo godere e vivere al meglio il nostro tempo, senza sprecarlo. Mi viene in mente un anziano di Besali, un villaggio nella foresta del Camerun, che se ne stava seduto alla porta della sua capanna. Lo saluto e gli chiedo cosa stesse facendo. La sua risposta: «I’m enjoying my time», mi sto godendo il tempo. Era sera e, tornato dal lavoro nei campi, se ne stava in pace e apparentemente senza far niente. E invece si stava gustando il tempo salutando chi tornava dai campi e guardando i bambini che giocavano nel cortile. Assaporava lentamente il suo vino di palma e il suo volto esprimeva serenità. Mi son detto: questo è vivere! Penso che tutti vorremmo vivere bene il nostro tempo e talvolta fermarci per dare spazio alle cose importanti della vita: me stesso, la famiglia, gli amici, la cultura, le cose che ci piacciono…  

Cosa fai del tuo tempo? Abbiamo tante cose da fare, certo. E dobbiamo farle bene. Tuttavia, potremmo impegnarci a trovare un po’ di tempo da dedicare alle persone con cui viviamo, e da offrire a coloro che incrociamo occasionalmente sul nostro cammino. Essere stati costretti a rimanere chiusi in casa, durante il periodo del lockdown, ci ha obbligati a riformulare i nostri orari e le nostre abitudini. Questo ci ha portato a riscoprire quanto sia indispensabile rallentare i ritmi di vita per prendersi cura degli altri e per costruire relazioni. Ci siamo resi conto quanto preziosi siano gli altri. 

Anche per costruire rapporti sociali ci vuole tempo. Papa Francesco, nella lettera enciclica «Fratelli Tutti», ci invita a costruire un mondo fatto di fraternità e di amicizia sociale. In fin dei conti, noi siamo tempo: il tempo che dedichiamo a noi stessi, alle persone o alle varie attività, e come lo dedichiamo, indica ciò in cui crediamo e ciò a cui diamo valore. Dio, in Gesù, si è fatto tempo, ne ha fatto il luogo per edificare la fraternità, la solidarietà, l’incontro, l’amicizia, l’amore. L’eterno si è fuso con il tempo per ascoltare, parlare, incontrare uomini e donne. 

Vorrei riflettere sull’importanza di donare un po’ del nostro tempo all’altro: anche questo, e soprattutto questo, ci aiuta a costruire relazioni di fraternità. C’è una grammatica elementare da riscoprire, e da cui ripartire sempre: ascoltare, parlare, incontrare. In modo particolare: ascoltare! Donare tempo per ascoltare. «Oggi raramente si trovano tempo ed energie disponibili per soffermarsi a trattare bene gli altri, a dire “permesso”, “scusa”, “grazie”» (FT 224). Nelle nostre giornate sentiamo tante cose, ma forse ne ascoltiamo poche. Quando sentiamo, non prestiamo molta attenzione. Quando ascoltiamo, invece, la nostra attenzione si concentra verso chi parla, e diamo importanza sia alla persona che parla sia a quanto sta dicendo. È importante dare tempo all’ascolto. Anche l’ascolto è missione in un mondo dove è difficile offrire un po’ del nostro tempo per fermarsi e ascoltare una persona.

Ecco quanto papa Francesco ci dice a questo proposito nella sua ultima lettera enciclica: «Il mettersi seduti ad ascoltare l’altro, caratteristico di un incontro umano, è un paradigma di atteggiamento accogliente, di chi supera il narcisismo e accoglie l’altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia. Tuttavia, «il mondo di oggi è in maggioranza un mondo sordo […]. A volte la velocità del mondo moderno, la frenesia ci impedisce di ascoltare bene quello che dice l’altra persona. E quando è a metà del suo discorso, già la interrompiamo e vogliamo risponderle mentre ancora non ha finito di parlare. Non bisogna perdere la capacità di ascolto». San Francesco d’Assisi «ha ascoltato la voce di Dio, ha ascoltato la voce del povero, ha ascoltato la voce del malato, ha ascoltato la voce della natura. E tutto questo lo trasforma in uno stile di vita. Spero che il seme di San Francesco cresca in tanti cuori» (FT 48). 

Tutti parliamo, ma pochi ascoltano. Nella vita politica e amministrativa non si può governare bene se non si ascolta e se non ci si confronta. In famiglia è difficile convivere e mantenere gli equilibri se non c’è un ascolto reciproco fra marito e moglie; i figli, poi, sono i primi a chiedere di esprimersi e di essere ascoltati. Nella vita quotidiana le relazioni interpersonali sono buone quando c’è un buon ascolto. È importante parlare, comunicare, esternare, ma è altrettanto importante saper ascoltare. Ascoltare è molto più che udire, è molto più che sentire. L’ascolto implica riconoscere e accettare l’altro, significa dare valore alla sua presenza e alla sua dignità, vuol dire creare fiducia e accoglienza reciproca. Ascoltare significa prestare attenzione, comprendere, dare valore, rispettare, custodire la parola altrui e quindi ciò che l’altro è. Per ascoltare bisogna mettersi accanto a una persona e stare lì offrendo del nostro tempo. È tempo donato, che sicuramente farà bene a chi ci parla. Ci sono sempre meno persone che ascoltano e che ci ascoltano. Ci sono sempre meno persone che noi stessi ascoltiamo. Ascoltare una persona può anche aiutarla ad uscire un po’ dalla sua solitudine. Chi sa ascoltare sa farsi prossimo, sa accogliere cose belle e sa far sue cose tristi della vita. San Francesco d’Assisi diceva: «inclinate l’orecchio del cuore». Il Buon Samaritano ne è l’esempio. Chi comunica si fa prossimo, con le parole, con i gesti e con l’ascolto. Senza paura di fare spazio all’opinione dell’altro, alle sue proposte, ai suoi interrogativi e cogliendo il buono di cui ognuno è portatore. 

Ascoltare fa parte dell’abc delle relazioni umane. Necessita tempo, domanda pazienza, chiede di avvicinarsi all’altro, accorciando le distanze e superando i pregiudizi. Necessita di silenzio esteriore, ma anche di un silenzio interiore per ascoltare con tutto me stesso, dimostrando un sincero interesse. Senza un vero ascolto non ci può essere una comunicazione sincera. Comunicare significa condividere e la condivisione richiede l’ascolto. Se amiamo una persona e le vogliamo bene, mettiamo da parte le nostre preoccupazioni e i nostri pensieri per far nostro quanto ci dice. Oltre che un dono, ascoltare è un’arte da imparare. Goethe diceva: «Parlare è una necessità, ascoltare è un’arte». Perché dare ascolto a un altro è dargli tempo. Ascoltare è amare qualcuno, e quindi gli diamo tempo. Ascoltare è sentirsi responsabile di qualcuno, e quindi gli diamo tempo. Ascoltare qualcuno è renderlo ospite nel mio cuore, e quindi gli diamo tempo, gratuitamente. Il nostro tempo è il più bel regalo che possiamo fare perché è un dono prezioso.

Ascoltare è tempo da offrire, è relazione che si instaura o si consolida, è porre fiducia. Quando le persone trovano qualcuno che le ascolta davvero, si sentono libere di raccontarsi, di confidarsi, di esprimere le proprie emozioni, il proprio mondo. Quando una persona si sente ascoltata, ha il coraggio di aprire il suo cuore e, quando questo si realizza, diventiamo dimora dell’altro. 

La comunicazione è missione, l’ascolto è missione. Nella Bibbia le grandi opere si realizzano dopo aver ascoltato e fatta propria la voce di Dio che parla. Tutta la storia della salvezza è un continuo chiamare da parte di Dio e un ascoltare da parte degli uomini: «Beati quelli che ascoltano la parola di Dio» (Lc 11,28). Ma anche di un Dio che ascolta il grido del povero e le gioie del suo popolo: «Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera. Verso di me ha teso l’orecchio nel giorno in cui lo invocavo» (Salmo 116). 

 

Concludiamo con una poesia di Elli Michler, «Ti auguro tempo».

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

 

Foto: Missione OMI Sahara 

Flavio Facchin omi