Abc Missione… K come KAIROS vs KRONOS

Kairos, parola greca, che si potrebbe tradurre semplicemente con “tempo”… Ma i greci usavano anche la parola Kronos per indicare il tempo e la differenza tra le due è sostanziale.
Kronos ha dato origine nel nostro vocabolario a termini come cronometro, cronaca, sincronizzare, cronico, etc. Kronos possiamo dire che descrive il succedersi dei momenti temporali. Un succedersi inesorabile che non controlliamo e che spesso vorremmo accelerare, rallentare o addirittura frenare.

È proprio davanti a questa impotenza che scopriamo l’importanza del Kairos. La parola kairos è molto usata nel Nuovo Testamento (85 volte rispetto alle 54 di kronos) ed esprime non il tempo inesorabile ma il tempo opportuno, il tempo della grazia.

Nella nostra società frenetica si cerca di “non perdere tempo” ma non ci si concentra a “dar significato al tempo”.

Come detto si fa di tutto per rallentare il tempo, prova ne sono tutti gli stratagemmi per rallentare l’avanzare dell’età, il cercare di fare quante più cose allo stesso tempo e in minor tempo possibile per poi essere stanchi e stressati e doversi riposare… Ecco allora che scopriamo che se non posso frenare o fermare il tempo, posso scegliere come viverlo, per chi viverlo.

La stessa musica ci ricorda questa sfida tra kronos e kairos. Già nel lontano 1965 Jimmy Fontana cantava “Il mondo non si è fermato mai un momento” ma forse i più ricordano “E intanto il tempo se ne va”, una celebre canzone italiana di decenni addietro di Adriano Celentano, che parlava appunto dello scorrere del tempo. Più recentemente ve ne sono altre come “La cura del tempo” dei Negramaro, o la classica “Time” dei Pink Floyd. Però un testo tutto particolare è quello di “C’è tempo” di Ivano Fossati e Fiorella Mannoia (https://youtu.be/flKq3L3m7oo?is=8zkpZISyTh3Eh1WM) che sembra quasi rievocare laicamente le parole di Qoelet (3,1-8).

Come già detto non possiamo frenare lo scorrere del tempo ma possiamo dargli significato. Lo stesso San Paolo nella lettera ai Corinzi (2 Cor 6,2) ci invita a fare ciò dicendoci “Ora è il tempo opportuno, ora è il giorno della salvezza”, tempo opportuno appunto perché momento di grazia.

“È questo un tempo che non si dà a me senza di me, senza il discernimento vigile e accogliente della libertà, in grado di penetrare il kronos e cogliere il kairos. Senza questa libertà il tempo passa e da opportuno diventa effimero. Viviamo oggi in streaming e “in tempo reale” sempre più eventi, ma perdiamo la con-temporaneità e la profondità del tempo.” (M. Cozzoli, Avvenire, 18 febbraio 2015)

Come cristiani allora siamo chiamati a riconoscere la presenza di Dio e della sua Grazia nelle piccole cose quotidiane (Mt. 16,1-3) che non sono e non potranno essere ripetizioni cronologiche ma nuova opportunità per dar senso alle nostre azioni, quello che spesso chiamiamo “la solennità del momento presente”. In ogni momento abbiamo l’opportunità di ricominciare, “vivere come se stessimo vivendo per la seconda volta” (V. Frankl).

Mimmo Di Meo