Tutto il nostro essere e il nostro operare hanno senso e valore se hanno come fondamento e ragione di vita il Gesù della storia, che è il Cristo e il Signore della fede. Le parole di missione che proponiamo in questa rubrica – annunciare, benedire, condividere, dialogare, evangelizzare e altre – trovano la loro ragion d’essere in Gesù, il ponte che unisce Cielo e Terra, Dio e l’umanità. Tu, Gesù, chi sei per noi? Tu, che sei Dio. Tu, che sei nostro fratello. Tu, che sei il nostro Tesoro.
Gesù, per rivelare la sua identità, si definisce spesso con l’espressione «Io sono», che richiama quella usata da Dio nel suo manifestarsi a Mosè: «Io sono colui che sono» (Es 3, 14), e così dichiara che Egli è, era e sarà; Dio è l’Eterno, è da sempre.
Gesù, la Parola di Dio e quindi Dio stesso, con l’espressione «Io sono», che troviamo frequentemente nel Vangelo di Giovanni, indica il suo essere Dio nella Trinità e il suo essere in relazione con l’umanità: «Sono io [il Messia]» (Gv 4, 26); «Io sono il pane della vita» (Gv 6, 35); «Io sono la luce del mondo» (Gv 8, 12); «Io sono la porta» (Gv 10, 9); «Io sono il buon pastore» (Gv 10, 11); «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11, 25); «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); «Io sono la vite vera» (Gv 15, 1). Fra le altre espressioni d’identità di Gesù negli altri Vangeli troviamo: in quello di Marco Gesù è il «Figlio di Dio» (Mc 1, 1) e «il Cristo» (Mc 8, 29); in quello di Matteo è l’«Emmanuele, che significa Dio-con-noi» (Mt 1, 23); in quello di Luca Gesù è il «Maestro» (Lc 5, 5) e il «Buon Samaritano» (Lc 10, 25-37). L’apostolo Tommaso lo riconosce come «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20, 28), una vera e propria professione di fede. Durante la pesca miracolosa successiva alla Resurrezione, il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» (Gv 21, 7). Potremmo continuare…
Gesù è la manifestazione di Dio: «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9). Gesù è colui che ci rivela Dio e il cuore della rivelazione sta nell’affermazione «Dio è amore»: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3, 16). Il desiderio di Dio è che noi viviamo nel suo amore. «Dio è amore»: in quest’espressione sta la bellezza di Gesù e del Vangelo. «Dio è amore»: questo ci invita e ci impegna a vivere la missione di Gesù con il suo medesimo amore. Questo è lo stile di vita dei discepoli missionari: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13, 34-35).
Gesù è il primo e vero missionario e ci porta a Dio. Sta a noi discepoli missionari continuare oggi la missione di portare ogni uomo e ogni donna all’amore di Dio e dell’umanità. Gesù unisce il nostro amore di Dio – «Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6, 4-5) – a quello del prossimo – «Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Lv 19, 18) – e fa dei due un solo precetto, vorrei dire una sola missione. «Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: ‘Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza’. Il secondo è questo: ‘Amerai il tuo prossimo come te stesso’. Non c’è altro comandamento più grande di questi”» (Mc 12, 28-31). Amore di Dio e amore del prossimo si fondono: in ogni persona incontriamo e amiamo Gesù e in Gesù incontriamo e amiamo Dio.
«Per me Gesù è il mio Dio… Gesù è la mia vita… Gesù è il mio solo amore…» (Santa Teresa di Calcutta).
«Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita, e anche ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia» (Francesco, Angelus, 23 marzo 2014).
«Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (Mt 16, 16); Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura, è il fondamento d’ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore; Egli è nato, è morto, è risorto per noi; Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita; Egli è l’uomo del dolore e della speranza; è Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di Lui: Egli è la luce, è la verità, anzi: Egli è “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6); Egli è il Pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete; Egli è il Pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, Egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore, disgraziato e paziente. Per noi, Egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore ed i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli… a tutti io lo annuncio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega; Egli è il Re del nuovo mondo; Egli è il segreto della storia; Egli è la chiave dei nostri destini; Egli è il mediatore, il ponte, fra la terra e il cielo; Egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché Egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, e madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annuncio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra (Cfr. Rom 10, 18), e per tutta la fila dei secoli (Rom. 9, 5)» (San Paolo VI, Omelia nella S. Messa, Manila, 29 novembre 1970).
Flavio Facchin omi